Manuale per la creazione di un Orto Familiare 2018-01-18T16:51:30+00:00

Project Description

ELEMENTI GENERALI

Terreno e acqua

Per ottenere un ottimo terreno da orto, per quanto possibile si dovrebbe imitare ciò che avviene naturalmente nel bosco. Qui le foglie, una volta cadute al suolo, vengono dapprima attaccate da insetti vari e, infine, decomposte da batteri aerobici e trasformate in humus. Questo processo di trasformazione avviene incessantemente, durante il susseguirsi delle stagioni, senza che venga disturbato da nulla. Nell’orto, però, interveniamo ciclicamente con operazioni di concimazione e vangatura. Quest’ultima altro non è che una rotazione ciclica della parte più superficiale del suolo. Così facendo, sotterriamo sostanza organica, danneggiando i batteri aerobi che l’accompagnano; allo stesso tempo, portiamo in superficie batteri anaerobi, indispensabili per l’assimilazione dei sali minerali da parte dei vegetali. Più interveniamo con decisione, più sconvolgiamo questo delicato equilibrio, diminuendo la fertilità complessiva del nostro terreno.

Concimazione e Vangatura

Principalmente, l’operazione di vangatura viene fatta per creare una superficie pulita, senza erbacce e più facile da coltivare. Per meglio conservare l’insieme di batteri presenti nei vari strati, anziché vangare, interrando il fertilizzante, converrebbe intervenire in più tempi iniziando le operazioni a fine autunno. Dapprima si sparge il letame o il compost; poi si smuove il terreno, agendo in profondità con un forcone; successivamente si girano soltanto i primi dieci cm di suolo, con la vanga; infine, si interviene con una leggera rastrellatura. In primavera, quando inizieremo i lavori, la materia organica sarà già tutta decomposta e pronta per essere utilizzata dalle radici. Inoltre, il nostro suolo, coperto da foglie e letame, non sarà stato compattato dalle piogge invernali, né sarà stato invaso da erbacce.

Dopo l’impianto dei vegetali, il terreno andrebbe coperto con foglie, paglia, o erba falciata fine, che diminuiranno l’evaporazione, apporteranno nutrimento (poco), impediranno alle malerbe di crescere e alla pioggia di indurire il terreno. Risultato analogo si può ottenere con teli di plastica.

Se si bagna artificialmente, per non creare forti squilibri nella pianta, causati dalla differenza di temperatura tra acqua e pianta, è bene operare con moderazione.

Quando piove, infatti, la temperatura dell’aria è sempre piuttosto bassa. Il nostro intervento di irrigazione, invece, avviene nei momenti di siccità, normalmente attingendo dal rubinetto di casa. La temperatura piuttosto bassa dell’acqua impiegata crea stress alla pianta. Per tale ragione, è bene irrigare nei momenti più freschi della giornata, mattino presto o sera tardi, oppure attingere l’acqua da un bacino, una volta che questa avrà raggiunto la temperatura ambiente. Si può ovviare all’inconveniente anche ricorrendo a un sistema di irrigazione a goccia.

irrigazione a goccia

Ogni pianta ha bisogno di acqua, luce, calore e sali minerali. Se la coltura avviene in serra, va tenuto presente che per far crescere bene una pianta non basta il solo aumento di calore ma ci vogliono anche sufficienti quantitativi di luce, per non creare piante deboli e filate, per diminuita sintesi clorofilliana.

Per certe piante, poi, la durata del giorno influisce anche sulla fioritura. Se una pianta monta a seme con il giorno corto e viene seminata d’estate, quando le ore di sole sono tante, questa fiorirà subito senza neanche sviluppare interamente le foglie.

 

ELEMENTI NUTRITIVI

Per la crescita, la pianta usa vari elementi chimici nutritivi, detti anche macroelementi. I principali sono: azoto (N), fosforo (P) e potassio (K). L’azoto è abbondante nell’aria e alcune piante, le leguminose, sono in grado di assorbirlo direttamente da questa fonte inesauribile, arricchendo il terreno (importante, allora, far ruotare questa specie nell’orto). L’azoto si scioglie molto nell’acqua, pertanto una sua distribuzione sul terreno non va mai fatta in autunno, perché verrebbe dilavata dalle piogge, bensì in primavera. Da tener anche conto che esso evapora facilmente durante l’estate, ad alte temperature Il quantitativo di fosforo spesso scarseggia, avendo origine organica, mentre il potassio, di solito, risulta abbondante.

Il potassio è contenuto, in particolare, nel legno delle piante. Una fonte importante di questo elemento è, quindi, la cenere. Questa, però, va sempre mischiata con il compost e mai distribuita a mucchietti sulla pianta perché contiene anche soda che, con acqua, produce liscivia (detergente e sbiancante di una volta).

La concimazione è sempre importante, perché ripristina o migliora il contenuto di questi elementi nel terreno, impoverito dalla crescita dei vegetali che, nel nostro caso, vengono asportati.

concimazione

Le piante, poi, hanno bisogno di altri elementi anche se in misura minore. Dopo i tre visti prima, il principale è il calcio (Ca), che sui vegetali svolge la stessa funzione del sale per l’essere umano. La sua presenza si verifica misurando il pH del terreno, ovvero il grado di acidità o basicità (neutro se pH uguale a 7, acido se inferiore, basico se superiore). La presenza di calcio nel terreno può essere verificata versandovi sopra un po’ di acido muriatico: più questo frigge, più il contenuto è alto. Un’indicazione quantitativa migliore si ottiene con una cartina di tornasole (reperibile anche in farmacia), che misura il pH mediante viraggio del colore e possibilità di raffronto su una scala cromatica. La cartina di tornasole va appoggiata su un piccolo quantitativo di terreno, inumidito con acqua distillata (mai di rubinetto!). Se assume un colore che indica pH compreso tra 6 e 7, il nostro terreno è ottimo per la maggior parte delle colture. Se dovesse risultare inferiore a 6, bisognerà apportare calcio, sotto forma di calce idrata (calcina) o carbonato di calcio, nelle dosi di 40 gr per metro quadro per ogni punto di pH da recuperare. La correzione non va fatta in presenza di sostanza organica, distribuita in precedenza, bensì su terreno pulito. Nel caso in cui il nostro suolo risultasse alcalino (pH maggiore di 7), si dovrà intervenire mischiandolo con torba acida (bionda).

Per la salute delle nostre piante, sono, infine, necessari ferro, zinco e altri elementi ancora, la cui carenza viene segnalata a seconda del colore che possono assumere le foglie.

Per tener conto delle varie esigenze delle piante, il nostro orto andrebbe suddiviso in 4 parti differenti: per quelle che consumano molto azoto, oppure molto fosforo, oppure molto potassio e, infine, per quelle che assorbono azoto dall’aria (leguminose) e ne arricchiscono il terreno. Per sfruttare questo apporto gratuito, sarebbe opportuno scegliere leguminose a ciclo breve (limitando, quindi, il numero delle specie rampicanti) che consentono di essere seguite da altre colture, nel corso della stessa stagione.

 

COLTIVAZIONI PROTETTE

Nel nostro piccolo orto, il periodo di coltivazione si può anticipare o prolungare in vari modi, sfruttando alcuni accorgimenti:

cassoni a letto caldo – vanno costruiti con una copertura di vetro, inclinata verso sud, e riempiti con uno strato di 50 cm di letame fresco, ricoperto da 30 cm di buon terriccio; è un metodo che sfrutta il calore di fermentazione del letame ed è impiegabile nei mesi più freddi, come gennaio; di notte, vanno riparati con stuoie di paglia che, durante il giorno, vanno tolte e, nelle ore più calde, va aperto il vetro per far circolare aria.

cassoni a letto freddo – come i precedenti, ma senza lo strato di letame; consentono di anticipare la coltivazione di alcune specie (per esempio, si possono seminare le lattughine a dicembre e raccoglierle a fine febbraio).

tunnel in politene – orientati nord-sud, per colture che si sviluppano in altezza;

fogli bianchi di tessuto non tessuto – possono essere stesi sulle colture facilitandone la crescita; risultano, infatti, permeabili all’acqua e alla luce e pesano pochissimo;

ciambelle in politene, con acqua calda, da mettere attorno alle piantine;

pacciamature in politene nero.

Infine una considerazione sui semi. Le piante vanno subito in semenza se avvertono la fine del loro ciclo naturale. Ciò può avvenire per logica conseguenza o per nostri errori (scelta sbagliata del periodo di impianto, se quella specie è sensibile alla durata della luce, oppure per siccità improvvisa e prolungata). I semi, poi, se raccolti da piante malate, di norma trasmettono quelle malattie.

 

ANTIPARASSITARI     

Gli antiparassitari, altrimenti detti pesticidi o presidi sanitari, si dividono in due gruppi: insetticidi e anticrittogamici.

Gli insetticidi eliminano gli insetti, gli anticrittogamici muffe e funghi microscopici.

Esiste, poi, la categoria dei diserbanti, per limitare la diffusione delle malerbe, ad azione totale o selettiva.

Gli antiparassitari possono essere:

di contatto o copertura: non vengono assorbiti dalle piante e funzionano solo se colpiscono l’insetto, il fungo o la muffa o avvelenando la foglia di cui essi, successivamente, si nutriranno;

translaminari, quando agiscono su entrambe le pagine delle foglie, pur bagnandone solo una;

sistemici, quando vengono assorbiti dalla pianta, agendo in tal modo su ogni sua parte.

Per noi, i più pericolosi sono i sistemici, non tanto per l’infezione acuta che possono causare, quanto per un loro lento assorbimento, con conseguente accumulo nel nostro organismo.

Uno dei prodotti più usati nell’orto biologico è il rame, nei suoi vari composti e associazioni. Questo presidio, usato fin dall’antichità, rimane all’esterno: basta lavar bene l’ortaggio e il problema scompare. Se, invece, usiamo il foltan o il mancozeb, per esempio, questi vengono assorbiti dal vegetale e, poi, ce li ritroviamo nel piatto.

dare il ramato

Nell’orto biologico, quindi, Ortissimi consiglia solo antiparassitari di copertura che rimangono estranei al prodotto.

Per quanto riguarda i prodotti chimici, la legge prevede che sulla scatola compaia una precisa dicitura:

• un simbolo che indica la tossicità del prodotto (teschio per mortale, croce di sant’Andrea per tossico, quadrato per blandamente tossico);

• il principio attivo (veleno) e le indicazioni per il medico, in caso di intossicazione (dovuta a inalazione, ingestione, contatto);

istruzioni per l’uso e i vegetali su cui è stato testato (su altri, magari, non agisce);

le specie vegetali su cui può rivelarsi fitotossico (cura una malattia per alcune, ma può risultare dannoso per altre); in questo caso, durante il loro impiego, controllare sempre le piante vicine a quelle che subiscono il trattamento;

• i giorni di carenza, cioè il tempo minimo che deve trascorrere tra l’uso del prodotto e il consumo alimentare del vegetale;

• i giorni che devono passare prima di entrare nella coltura trattata; se il dato non è riportato si può entrare non appena il prodotto è essicato.

 

INSETTICIDI E ANTICRITTOGAMICI PER L’ORTO BIOLOGICO

Per il vostro orto biologico Ortissimi consiglia di utilizzare solo prodotti di origine organica o naturale.

Insetticidi
bacillus thuringiensis – è un batterio che blocca l’apparato digerente dei lepidotteri (farfalle) e nelle dosi consigliate non è pericoloso per l’uomo;

piante, come coassio, derris, neem, ecc., in polveri e oli essenziali, e piretro che, però, agisce solo per contatto (sulle rose l’intervento è facile, sulla lattuga un po’ meno);

infusi e decotti di ortica, nelle dosi: 100 gr di foglie secche in 1 litro d’acqua per 10 giorni; si filtra e si diluisce 1:10; è un aficida perché l’ortica contiene acido formico;

aglio spremuto e lasciato in infusione 3 – 4 giorni, poi spruzzato sugli afidi;

sapone di Marsiglia, liquido o in scaglie e diluito; allontana gli afidi, ma non li uccide; tuttavia non danneggia la pianta e, anche se dopo 2 – 3 giorni questi ritornano, elimina la melata che provoca fumaggini.

Anticrittogamici
Nell’orticoltura biologica, i prodotti impiegabili come anticrittogamici sono rame e zolfo.

Il rame, in varie forme, copre una vasta gamma di malattie crittogamiche (peronospora, septoria, alternaria, ecc.). L’effetto è più blando di altri prodotti, ma il raggio d’azione è molto ampio, a differenza dei prodotti più specifici. Presenta un tempo di carenza di 20 giorni, anche se un buon lavaggio anticipa i tempi di consumo del prodotto trattato. E’ preferibile impiegarlo come preventivo (anche in presenza di fioriture, seppur con qualche cautela) e può essere associato con calce per produrre la poltiglia bordolese che ne amplifica l’azione. Le dosi della poltiglia bordolese sono: 200 gr di solfato di rame, 2 kg di calce e 100 litri di acqua.

Lo zolfo combatte preventivamente il mal bianco (oidio), soprattutto di rose e zucchine; va usato con qualche cautela, distribuendolo nei momenti più freschi della giornata per non causare scottature; gli interventi vanno fatti preventivamente, in particolare nel mese di maggio e agli inizi di agosto, quando c’è molta umidità nell’aria e le temperature oscillano tra 20 e 25° C. Il tempo di carenza è di 7 giorni.

 

PRINCIPALI NEMICI DELL’ORTO

Chiocciole e lumache. Le prime si raccolgono e se si vuole si mangiano. Per le seconde, si ricorre a esche avvelenate, a base di formaldeide, sparse tutt’attorno alla coltura da proteggere; si può ricorrere anche alla cenere, che fornisce potassio al terreno, mentre è da escludere il sale da cucina: funzionerebbe al caso ma si comporterebbe come un diserbante totale. Si possono collocare nell’orto tavole o coppi, sotto i quali le limacce andranno a rifugiarsi durante il giorno, consentendo la raccolta manuale.

Piccoli recipienti, riempiti a metà di birrra e interrati a livello del suolo, possono funzionare da trappola ma solo per qualche individuo perché, poi, le altre si guarderanno bene dall’avvicinarsi.

Anche le anatre, se ben nutrite dal punto di vista dei vegetali, possono liberare l’orto da limacce e insetti vari, al contrario dei polli che distruggerebbero tutto.

animali nemici dell'orto

Agrotidi e nottue, (lepidotteri) presenti nel sottosuolo allo stadio larvale. Emergono di notte per cercare il cibo. Quando si registra un primo attacco, va distribuito il bacillus thuringiensis sulle verdure, soprattutto di sera. Se si dovesse scavare nel raggio di 10 – 20 cm dalla pianta sotto tiro, potrebbero essere scovati anche sottoterra.

Elateridi o ferretti. Sono molto più piccoli dei lombrichi, ma molto coriacei. Mangiano le radici ed entrano nella pianta, divorandola dal basso. Risultando in tal modo inattaccabili, vanno attirati con esche, costituite da mezze patate appoggiate sul terreno per la parte tagliata. Controllarle quotidianamente ed eliminare quelle infestate, sostituendole fino alla scomparsa del parassita.

Grillotalpa. Preferisce i terreni poveri ed è abitudinario. Collocare lungo il suo percorso un barattolino interrato a livello basale della galleria e attendere che ci caschi dentro.

Larve di oziorrinco, con la testa nera, e maggiolino, con la testa rossa e di maggiori dimensioni. Gli adulti depongono le uova dove è presente molta sostanza organica in decomposizione. Mantenere il terreno soffice, cosicché gli adulti cambieranno luogo di deposizione delle uova; quando si vanga, raccoglierle ed eliminarle. Infestano anche il compost.

Altri terricoli sono il topo, o arvicola, e la talpa.

I topi scavano gallerie e sono vegetariani: a giugno prediligono le carote, poi fanno la campagna del mais e, a novembre, si buttano sulle cicorie. Miglior antidoto: il gatto; oppure esche avvelenate o polveri tossiche da spargere dentro le gallerie. Quest’ultime, però, risultano dannose per noi e per il gatto, se si ciba del topo morto. Se si impiegano esche, proteggerle con barriere, come un coppo rovesciato, o collocarle dentro la tana.

La talpa è utilissima (si nutre soprattutto di insetti terricoli nottue elateridi ecc.), ma sradica tutto quello che incontra lungo il cammino. E’, però, abitudinaria e basta spostare la pianta dal suo tracciato per non avere problemi. Il danno maggiore lo causa nel periodo degli amori (maggio) e quando costruisce il rifugio invernale (novembre). Si possono usare trappole, conficcare pezzi di vetro lungo le gallerie o ripiegare su strumenti rumorosi.

topi e talpe di campagna

Afide nero, detto anche “afide della fava”. Colpisce legumi, melanzane ecc., e risulta il più resistente tra i suoi simili. Un suo attacco, poi, è sempre alla grande. Si può usare il piretro. Funziona su fave, piselli e fagioli; su melanzane o zucchine molto meno, perché bisognerebbe irrorare la pagina inferiore delle foglie colpite.

Afide verde, meno resistente del precedente. Va combattuto con infusi di aglio, ortica o piretro.

Tutti gli afidi succhiano linfa, accartocciando le foglie più tenere, e possono trasmettere virus. Hanno generazioni con ali e senz’ali. Non appena le condizioni climatiche (temperatura e umidità) risultano ideali, si presenta una prima coppia con le ali; poi, si moltiplicano a dismisura con varie generazioni senz’ali. Infine, nasce una nuova generazione alata. Se si fa un controllo quotidiano, l’infestazione può essere subito controllata ed eliminata, soprattutto durante la prima migrazione.

Oltre agli aficidi visti prima, ci sono le coccinelle, sia allo stadio larvale sia a quello adulto, che si cibano di afidi. Tuttavia, le coccinelle, per eleggere a propria dimora il nostro orto, devono trovare un habitat ideale, come la presenza di siepi sempreverdi, per poter svernare. Altri insetti mangia-afidi sono le forficole (forbicine) e le crisope.

Dorifora. Coleottero importato dall’America; da noi senza nemici naturali. Attacca le solanacee: patata, melanzana e, da ultimo, il pomodoro. L’insetto muta 5 stadi:1° di uova, tre come larva e 5° come adulto che, a fine stagione, sverna sottoterra. Quando il terreno supera i 10 – 12 ° C (metà maggio), esce e va in cerca di cibo, riuscendo a percorrere fino a 300 metri, guidato dall’odore delle solanacee. Dopo aver ben mangiato, inizia a volare, si accoppia e depone le uova sulla pagina inferiore delle foglie di una pianta integra. Un controllo accurato nella seconda metà di maggio riduce l’infestazione. Un sistema efficace è far crescere una patata in anticipo, riparandola al caldo; collocarla nell’orto ai primi di maggio e, poi, controllarla attentamente. Se spaventata, la dorifora non vola via ma si lascia cadere a terra e può essere raccolta. Il bacillus thuringiensis kurstaki (novodor) agisce sulle larve. Il piretro funziona, ma solo se le colpisce direttamente. Una combinazione di derris e novodor risulta più efficace. La dorifora, però, si adatta rapidamente all’insetticida e produce discendenti sempre più resistenti.

mosche bianche

Trialeurodide o mosca bianca. Si comporta come gli afidi, soprattutto in serra, con produzione di melata e conseguente fumaggine. Il ciclo di riproduzione è molto veloce. La lotta biologica si avvale di una piccola vespa (encarsia formosa) che depone le uova all’interno di quelle della mosca bianca. Nella serra si può combattere con il freddo, aprendola d’inverno. L’insetto sverna anche all’interno dei cavoli.

Ragnetto rosso. Molto piccolo (serve la lente per vederlo), si ubica sulle pagine inferiori delle foglie, che presentano, così, una crescita più lenta e deformata e perdono lucentezza fino a decolorarsi. Se l’infestazione è consistente, la foglia diventa rossa. Si può combattere con lo zolfo, oppure con la distribuzione di “fitoseilus persimilis”(ragnetto predatore) nelle colture protette.

Formiche. Portano via i semi e sono ghiotte di melata di afide. Praticamente, esse  allevano gli afidi, ospitandoli durante l’inverno all’interno dei loro nidi e trasportandoli sulle piante in primavera. La polvere di piretro elimina le formiche.

Cocciniglia. E’ un parassita che interessa le piante con fusto legnoso. Pulire bene il tronco con una spazzola di saggina, togliere i rametti più colpiti e usare olio bianco (già emulsionato) oppure olio normale più sapone di Marsiglia liquido (100 gr di olio, 10 gr di sapone liquido, 10 litri di acqua). L’olio fa un velo e l’animale soffoca. Anche la cocciniglia produce melata e causa fumaggini. Si può anche dare una leggera fiammata lungo il tronco, quando son cadute le foglie.

 

ALCUNI METODI PER IL CONTROLLO DELLE MALERBE

Il pirodiserbo (pulizia dalle erbacce tramite fiamma, prodotta con l’attrezzatura a gas che serve per stagnare) può essere usato per combattere le malerbe infestanti, in particolare di aglio, cipolla, porro e asparago (liliacee) che resistono molto bene al calore perché ricche di silicio.

Per le carote, dopo la semina, coprire l’aiuola con il politene, dopo 3 – 4 giorni le malerbe saranno spuntate e si potranno essiccare, mentre le carote non verranno danneggiate perchè più lunghe a germogliare. Successivamente nasceranno semi più profondi ma, intanto, le carote avranno avuto il tempo di emergere.

pirodiserbo

Un’altra tecnica di diserbo consiste nel bagnare l’aiuola prima di seminare, accelerando l’emergenza delle malerbe con un foglio di politene; sarchiare alla profondità di un centimetro la superficie e, successivamente, seminare.

Per ridurre la concorrenza con le malerbe, si può ricorrere alla coltivazione delle piantine in vasetti, per poi trapiantarle. Questo procedimento non è utilizzabile per le specie coltivate per la radice, come carota e rapanello. Tutto il resto (pomodoro, melanzana, peperone, sedano, zucchino, ecc.) si può trapiantare, compresi prezzemolo e rucola.

La pacciamatura (copertura del terreno), sia essa naturale che con fogli in politene garantisce il controllo delle infestanti su tutti i trapianti. Inoltre, la pacciamatura, assicura alla pianta la giusta umidità ed evita che il terreno venga compattato ed indurito da pioggia e sole.

 

SEMINIERE
Negli ultimi tempi, i semi ibridi hanno raggiunto costi elevati. Così,  per evitarne lo spreco, si possono far nascere in seminiere adatte allo scopo (una di dimensioni 10 x 20 cm può contenere oltre 30 semi). Nella seminiera si mettono 4 – 5 cm di buona terra da semina, molto leggera ma non troppo fine (diventerebbe come la colla). Si può usare un buon terriccio di torba nera, non acida (quella bionda è acida), miscelata con una frazione di terra leggera.

Premendo leggermente la terra con un frattazzo “ad hoc” (con listelli di legno triangolari) si creano dei solchi. Si bagna la terra e nei solchetti bagnati si depositano i semi che vanno ricoperti con pochi millimetri di buona terra, distribuita con un setaccio.

Con un frattazzo liscio si preme leggermente e si copre con politene fino all’avvenuta emergenza. Controllare spesso le nascite perché le piantine non devono filare. Quando queste hanno ben aperto le due foglioline cotiledonari, si bagnano e, aiutandosi delicatamente con un bastoncino, si sfilano, e si mettono a dimora in vasetti più grandi. Per nascere in fretta, ogni pianta ha bisogno di una temperatura ottimale, mentre per crescere entra in ballo anche la luce. Fino a che persistono solo le due foglioline cotiledonari lo sfilamento non comporta sofferenze, mentre la comparsa delle prime vere foglioline si accompagna con l’emissione di radichette laterali che, nell’operazione, si possono rompere, facendo soffrire la piantina.

Nel vasetto, poi, si aspetta che le radici abbiano ben avvolto il pane di terra, che non deve rompersi durante il trapianto in piena terra.

Ad esempio, per nascere in circa 7 giorni il pomodoro richiede una temperatura ideale di 24° C, mentre per crescere gli bastano 13° C; nel vasetto si può aspettare la prefioritura del primo palco, per collocarlo poi a dimora. (temperatura esterna media non inferiore a 13° C). Così facendo, si avrà la possibilità di posizionarlo con il lato che fiorisce verso l’esterno della doppia fila (bina).

Per il prezzemolo, invece, si possono mettere a dimora in un piccolo contenitore 5 – 6 semi: poi, sfilare il ciuffetto; stesso procedimento per rucola e spinacio.

seminiere

Il trapianto in piena terra ci consente di avere piantine ben sviluppate su un terreno pulito.

E’ preferibile seminare in piena terra per file o postarelle, piuttosto che a spaglio, per poter successivamente lavorare meglio il terreno. Oltre che delle singole esigenze delle varie piante, è opportuno che le distanze tra le file tengano conto anche della larghezza degli attrezzi a disposizione, per meglio lavorare.

Un attrezzo utile per diserbare tra le file può essere costruito in casa utilizzando una rotella, una lama e due manici. Trainando la lama, si deve poter intervenire solamente sul primo centimetro di terra, per strappare le infestanti appena nate senza portare in superficie i semi più profondi, la cui crescita andrà successivamente controllata, ripetendo più volte l’operazione.

Un altro modo efficace di controllo delle erbacce è la pacciamatura, che assicura alla pianta anche la giusta umidità ed evita che il terreno venga compattato e indurito da pioggia e sole.

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